Rolls Royce, la trap e Peter Pan 

Vasco Rossi fu a lungo censurato – per via del contenuto di certe sue canzoni quali “Fegato Spappolato” e  “Sballi ravvicinati del terzo tipo”  – dai responsabili delle radio italiane fino al suo debutto al festival di Sanremo, avvenuto nel 1982. Nonostante avesse qui l’occasione di piacere il più possibile alle elite musicali del bel paese, Vasco decise di lasciare il palco mettendosi in tasca  il microfono e lasciandolo cadere a terra. Nel 1983 invece lasciò l’Ariston ancor prima della fine di “Vita Spericolata” completamente ubriaco.  Sorrido quando ascolto le critiche ad Achille Lauro, il più chiacchierato cantante di Sanremo ’19. Non si può proprio dire che il suo pezzo sia poetico, aulico e didascalico. Esso è volutamente non convenzionale, poiché mostra tutte le grinze che la nostra società della vergogna ha tentato a più riprese di nascondere: piccoli eroinomani che lo star system hollywoodiano ha creato, musicisti morti di overdose, giovani rampolli dei Parioli che comprano e vendono cocaina. Ora, orde di genitori cinguettano adirati e sconvolti per la deriva vergognosa verso la quale l’industria discografica sembra andare. Mi chiedo a cosa pensassero i genitori dei ragazzini degli anni ’60 quando capitava loro di tradurre le lyrics dei Rolling Stones o dei variopinti Beatles di Sgt.Pepper’s? A cosa quelli dei ragazzi che nel ’70 ascoltavano incantati Patti Smith, i Doors, e Janice Joplin? Alcuni ignoravano completamente gli interessi delle nuove generazioni, altri li censuravano apertamente.  Era netta la demarcazione tra la generazione dei padri, cresciuti negli anni ’20 e’30 in un’Italia maschilista e guerrafondaia, e quella dei figli, che sognavano parità dei sessi, nuovi diritti ed uguaglianza. Oggi la situazione si è ribaltata. Individualismo e globalizzazione hanno prodotto una generazione di eterni adolescenti Peter Pan: adulti che fino a cinquant’anni sentono di essere ancora giovani e competitivi. Questi vanno fieri del loro passato trasgressivo e, ormai sempre più raramente, anche politicamente impegnato. Sfoggiano con orgoglio il proprio “chiodo”, il capello lungo a mascherare la calvizie incipiente o il tatuaggio nuovo per ricordare gli amori passati. Per non parlare della collezione di dischi rock, punk e addirittura metal. Il figlio adolescente che oggi cresce con questi modelli genitoriali amichevoli manca però di qualcosa. É un giovane che ha tutto ciò che di materiale può desiderare, ma che non riesce a trovare un terreno sul quale porre in essere quel sano momento di rottura del legame bambino/genitore che muterà fino a renderlo un giovane adulto. Gli adulti del 2019 stanno rubando ai loro figli la possibilità di sentirsi, finalmente, incompresi. In che valori possono riconoscersi i teenagers del 2019 per sentirsi uniti tra di loro? Ma soprattutto, quale genere musicale può consentire loro di creare quella barriera tra il loro mondo e quello degli adulti? L’unico che attualmente i Peter Pan non riescono proprio a mandare giù è la trap music: non la capiscono, non la trovano educativa, non la trovano musicale, non ammirano i suoi interpreti ne per il talento canoro, ne per le griffe ne per i tattoo. Gli adolescenti hanno capito che tolta la trap tutto il resto è stato sdoganato: persino rap e hip hop sono oggi bandiere di multiculturalismo e uguaglianza sociale. Dunque, da adulta ed educatrice, trovo sano utilizzare Rolls Royce per far riflettere i ragazzi sui rischi delle nuove droghe sintetiche, ma aberrante demonizzarla come il peggiore dei mali. Essa riflette il modo in cui alcuni adolescenti si sentono oggi. Ascoltateli e dialogate con loro stando attenti ai segnali che vi mandano, ma non siate loro amici. Non vogliono questo da voi. Hanno bisogno che siate i loro genitori, dei punti fermi che indichino loro la rotta, non delle banderuole svolazzanti su Instagram. Leggete insieme a loro questa statistica sul consumo di droghe in Europa nel 2017: è in aumento il numero di giovani tra i 15 e i 24 anni che fanno uso di ecstasy e nuove droghe psicoattive, mentre diminuisce drasticamente i numero di morti per overdose: nel 1995 si erano registrati 1200 decessi, oggi appena 200 (dati di EMCDDA, https://www.infodata.ilsole24ore.com/2018/04/05/droga-gli-italiani-ai-primi-posti-europa-consuma-cosa/?refresh_ce=1).

Commenta